Pubblicato in: Amore, Costume&Societa', Riflessioni

La mia miglior nemica Part III

Come fai a riconoscere la tua miglior nemica, nota anche come la tua peggior amica? I campanelli d’allarme, più o meno sono questi: sei felice perché hai ottenuto una promozione sul lavoro. Con il sorriso a 46 denti, compresi quelli del giudizio, chiami la tua amica e lei invece di complimentarsi, mantenendo un tono di voce da oltretomba, con un fare altezzoso e annoiato ti risponde “ma come non volevi licenziarti? contenta tu!”. Trenta anni fa avresti, almeno,  avuto la possibilità di sfogare la tua rabbia sbattendo la cornetta del telefono per concludere la conversazione. Ma oggi puoi bloccare le telefonate in arrivo da quel numero. Chissà, capirà? Non è una decisione facile da prendere, dispiace sempre un po’ quando ci si allontana da una persona alla quale hai confidato i tuoi segreti ed hai girato gli screenshot dell’uomominkia di turno mentre lei ti inviava le conversazioni avute con il minkiofono conosciuto al ristorante sotto l’ufficio, a fine Ottobre. Poi ti accorgi che parla male delle vostre amiche e allora ti sorge spontaneo il dubbio che lo faccia di te con loro. E, puntualmente, la perplessità diventa certezza quando arrivi all’aperitivo organizzato per pochi intimi nel localino trendy in stile shabby chic, appena inaugurato, e tutti gli occhi sono puntati su di te. E non è che ti sei addobbata come un albero di Natale a Maggio, dato che hai scelto di indossare un elegantissimo abito silhouette smanicato leggermente svasato con stampa Gucci garden che ricorda un giardino variegato di fiori intrecciati a farfalle, coccinelle, api, scarabei colorati o, a scelta, un dipinto ad olio di Antonello da Messina, un saldalo Rhinestone and butterfly di Caovilla ai piedi e la tua solita Neverfull Damier di Louis Vuitton in spalla. No, non stanno parlando del tuo vestito o delle tue scarpe o della tua borsa: lei, la tua miglior nemica ti ha messo, semplicemente in cattiva luce con le altre raccontando, come è solita fare, la sua versione dei fatti in relazione all’ultima discussione che avete affrontato sul modo di vivere una relazione. Perché è molto più semplice dare pareri quando non si vive una situazione specifica. Anche perché, fateci caso, quando le dispensatrici di consigli non richiesti si ritrovano nella tua stessa condizione, si comportano in maniera diametralmente opposta a quella suggerita a te, mettendo in pratica tutte le tattiche di cui sono a conoscenza, compresa l’inzerbinamento totale pur di arrivare al traguardo e piantare la bandierina sulla quale avranno stampato la scritta “lui è mio”. Che amarezza!

(To be continued)

Valentina Gemelli

Pubblicato in: Costume&Societa', Riflessioni

La mia miglior nemica – Part II

Per non parlare dell’invidia, che brutta bestia! Tu l’hai mai immaginata l’invidia? L’accostamento più immediato che sorge spontaneo è quello con Medusa, e non intendo soltanto l’animale planctonico, viscido e dal potere  urticante ma proprio una delle Gorgoni mitologiche, quella raffigurata come una donna orrenda con le ali d’oro, le mani con gli artigli di bronzo, il viso ampio e rotondo incorniciato da una massa di serpenti al posto dei capelli, la bocca larga con le zanne di cinghiale e una corta barba ruvida. E va bene che “donna barbuta è sempre piaciuta” ma a tutto c’è un limite, cribbio!  Se decido di trascorrere parte del mio preziosissimo tempo con un’amica non voglio sentirmi a disagio con lei: parlo di quelle che puntano il dito e ti giudicano, continuando a vedere la pagliuzza nel tuo occhio e tralasciando la trave nel proprio. Non sono amica tua per sorbirmi i tuoi drammi, quell’eterna malinconia che ti sei tatuata in faccia, gli occhi piangenti e il sorriso spento, come se fossi a lutto perenne solo perché l’amante di turno ti ha scaricata e adesso sta con una giovane ballerina di flamenco. Non sono amica tua per risolvere i  problemi che ti creano le tue ossessioni e non sono amica tua solo per fare da spugna ed assorbire le  lamentele prodotte dalla  tue paranoie! Rifiuto categoricamente l’idea di essere amica di un vampiro energetico! Vade retro! Non siamo mica sul set de L’Esorcista ed io non sono il prete, cara Linda! C’è un preciso momento in cui è salutare dire basta ad un’amicizia malata. Non so cosa faccia scattare l’input per porre fine ad un rapporto di amicizia tra donne, ma credo che si avvicini molto al concetto di goccia che fa traboccare il vaso. Perché, se è pur vero che dalla parte intuitiva dell’emisfero cerebrale si fa strada una vocina interiore, tenera ed accomodante, che bisbiglia di dare un’altra possibilità a quella che, fino al giorno prima nonostante tutto hai considerato una persona di cui fidarti, dall’altra parte, quella logico-razionale ovvero analitica e deduttiva, fa capolino un vocione che ti ordina di eliminare, per sempre, dalla tua vita questa persona potenzialmente dannosa. Pertanto, non avendo subìto, fortunatamente, danni neurofisiologici nell’area di Wernike, quella deputata alla comprensione del linguaggio ed alla possibilità di espressione, sarai perfettamente in grado di dare il ben servito alla tua miglior nemica senza riconoscerle il trattamento di fine rapporto.

( To be continued)

Valentina Gemelli

Pubblicato in: Costume&Societa'

Donna sciocca, donna gne gne e donna zerbina. (Part II)

E dopo aver posizionato la donna sciocca vera e propria sul gradino più basso del podio, eccoci arrivati alla seconda posizione dove troviamo lei, la donna sciocca gne gne, quella che parla solo di scarpe, di borse, di vestiti, di trucchi e ride ad ogni battuta senza capirne il senso. Dice sempre di sì, aspettando di pronunciare quello definitivo sull’altare. E’ un lavoro minuzioso quello intrapreso dall’oca giuliva. Ore 10.00 in palestra a curare il corpo già modellato dalla liposcultura, ché tanto la mens sana non serve. Ore 13.00 pranzo in centro con il maschio di turno in quel ristorantino attaccato alla boutique di Gucci, dove si recheranno subito dopo perché lei ha puntato la shopping GucciGhost in pelle rossa e la vuole adesso. Ore 16.00 dal parrucchiere a rifare il balajage che già è difficile da pronunciare per la bambolina ma, tra un battito di ciglia finte ed un sorriso all’acido ialuronico, riesce a farsi capire bene. Ore 20.00 l’immancabile apericena con le amiche a parlare del nulla cosmico, salvo rari sprazzi di lucidità in cui farà l’apologia dell’ultima nuance della lacca per unghie di Chanel, volgarmente detta smalto e, poi, distrutta e sfinita come un lavoratore addetto alle miniere di diamanti a Kimberley, torna a casa a riposare perché la vita dell’oca è stancante! Certo per fare tutte queste cose ci vogliono un mucchio di soldi, obietterete voi. Ma la sciocca bipede sa il fatto suo. Lei deve solo essere il trofeo da far esibire al maschio ricco. A tutto il resto ci pensa lui. Ed il dubbio di chi sia, tra i due, davvero, lo sciocco a me rimane.

Il podio è tutto suo: ecco  a voi la donna sciocca zerbina: quella che lo guarda con aria sognante ed adorante come fosse un’opera architettonica di Gaudì. Quella che sospira se lui parla, che beve se lui è assetato che ride se lui guarda un film comico anni 70; che si lamenta e urla e sbraita se lui non la chiama da due giorni e giura di chiudere questa storia complicata senza possibilità di appello, ma non appena riceve un suo messaggio su WhatsApp riprende vita ed è tutta un “sì, certo”, “Sì, va bene”, “sì, facciamo come dici tu” e solo per questo meriterebbe il 41 bis! La donna “Welcome” ti accoglie nella sua dimora, ti dà il benvenuto nella sua vita, possiede tutti i requisiti della badante ineccepibile che anela a diventare geisha, non frigna se non con le sue amiche, non si arrabbia se non quando è da sola, chiusa in bagno a piangere tutte le sue lacrime, ti sorride ed annuisce mentre tu ti pulisci le scarpe sull’uscio di casa, la saluti e ti prepari a consumare la cena fatta dalle sue manine sante.  E a me rimane sempre il dubbio amletico e mi chiedo se sia più cretina lei o più idiota lui.

Valentina Gemelli

Pubblicato in: Costume&Societa', Riflessioni

La mia miglior nemica

La prima immagine che mi viene in mente quando penso all’amicizia tra donne  è quella di Thelma e Louise a bordo di una vecchia Thunderbird che  tenendosi per mano, con il sorriso sulle labbra si lanciano  giù da un precipizio. Termina così il loro legame affettivo, nel film. Mi chiedo se Geena Davis e Susan Sarandon siano diventate amiche, fuori dal set. Chissà. Si perché, diciamolo, l’amicizia tra donne può nascere nei modi più disparati e finisce, ahimè, per i motivi più diversi. La competitività, innanzitutto. Ci hanno narrato la favola della complicità tra le rappresentanti del gentil sesso, quasi a voler bilanciare il racconto delle cattiverie riservate, dalle sorellastre, a quella sfigata di Cenerentola che, alla fine dei conti, si è salvata da sola andando al ballo e riuscendo nell’impresa fallita da tutte le altre fanciulle presenti nel circondario: sposare il principe. La solidarietà femminile è più una condizione a tempo determinato, come il classico contratto di lavoro subordinato nel quale esiste un tempo ben preciso di durata, con una data che indica la fine del rapporto.

E’ molto facile riconoscere un’amica che rema contro: non è felice se hai successo, tenta sempre di riportare la conversazione su se stessa, qualsiasi cosa tu le stia raccontando. Dice quello che non pensa e fa le cose che dice a te di non fare. Non è raro vederla salire in cattedra, nonostante non abbia conseguito la Laurea in Lettere Moderne o in Filosofia, per dare lezioni di vita, non richieste, con il tipico atteggiamento da Signorina Rottermeier mentre spiega ad Heidi le regole di buon comportamento! “Ah fossi in te io fare proprio così!”, “Con me c’è poco da scherzare sai, gli ho detto di non farsi più sentire!”. E’ terribilmente competitiva ma camuffa la propria insoddisfazione tra un abbraccio e un “Ciaotesoro, come stai?” buttato lì. Poi la incontri alla cena di compleanno organizzata dall’amico che a lei piace moltissimo, il musicista quello alto, moro e con la barba che fa tanto figo e sintomatico mistero al quale ha inoltrato una dozzina di messaggi negli ultimi due giorni e le leggi su volto la disperazione tipica di chi ha ricevuto un secco rifiuto che ancora brucia, nascosto dietro un sorriso perpetuo che assomiglia di più ad una paresi. Ma la sua delusione non te la rivelerà mai esplicitamente perché lei, la tua miglior  nemica, una volta salita sul pulpito non potrà fare a meno di continuare a predicare bene. Poi, che razzoli malissimo è un’altra storia.

( To be continued )

Valentina Gemelli

Pubblicato in: Costume&Societa', Riflessioni

E tu lo sai mantenere un segreto?

Un giorno vi racconterò di quando mi è stato detto di mantenere il riserbo su una certa cosa ed ho tenuto fede alla promessa. Perché è così che dovrebbe essere: se ti si chiede fiducia, sei obbligato a garantire fiducia. Anche se intorno a te le cose si muovono esattamente al contrario, se le tue orecchie hanno ascoltato confidenze  che, per bocca malsana altrui, sono state svelate con leggerezza ed una punta di cattiveria, o se sei stato messo a conoscenza di avvenimenti accaduti a gente estranea, mai vista addirittura, per puro spirito di pettegolezzo fatto viaggiare sui binari del mercato di quartiere da signore che di signorile non hanno niente, tu devi tacere. E stare sul chi va là.
Perché è ormai assodato che chi sguazza nell’acqua torbida del “mi hanno detto che“, solitamente si gongola anche nello stagno in cui ha riversato qualche segreto che è riuscito a carpirti per darlo in pasto ai colleghi avvoltoi. Una notizia riservata, se rivelata, può distruggere persone, coppie, famiglie, amicizie. Un segreto si chiama così perché deve rimanere un segreto. Altrimenti è uno sliding doors. “Cosa sarebbe accaduto se invece di confessare di avere avuto una relazione con il fratello di mia cognata,  avessi taciuto?”,  “Chissà, forse staremmo ancora insieme, se non gli avessi svelato che nostro figlio è, in realtà, mio e del collega americano incontrato al meeting 5 anni fa”, “Come sarebbe andata a finire se le cose si fossero svolte diversamente?” e via dicendo.

Al di là della vigliaccheria di chi utilizza i segreti per ottenere considerazioni, favori, appartenenza ad un gruppo, ovvero di chi li usa come moneta di scambio, “Ti rivelo che Tizia ha avuto una relazione con Caio ma Sempronio, il marito di Tizia, non lo sa!” “ E a te chi lo ha detto?” “ Me lo ha confessato Caio, a letto parla che è una bellezza! Domani andrò da Tizia, se non mi concederà l’aumento saranno affari suoi!”,  c’è chi è pervaso dal senso di colpa, pensa che non dire equivalga a mentire e, allora, parla creando danni irreparabili. Altri ancora non ce la fanno proprio a non spettegolare e chiacchierano degli affari altrui con amici e parenti perché tutti devono sapere, senza prendersi la briga di accertarne la fonte: “Ti devo raccontare le ultime news! Bla bla bla”. Altri sono mossi solo dal rancore e dall’invidia ed è inutile cercare di spiegare perché lo facciano, credo sia palese.

Mi viene in mente il personaggio di un libro di Javier Marias che ha dato questo consiglio al proprio nipote, durante una chiacchierata tra uomini: “Se hai un segreto non rivelarlo a tua moglie, perché “raccontare i fatti deforma i fatti e li altera, quasi li nega, tutto ciò che si racconta diventa irreale e approssimativo benché veritiero, la verità non dipende dal fatto che le cose siano o succedano, ma dal fatto che rimangano nascoste e non si conoscano e non si raccontino, appena si raccontano o si manifestano o si mostrano, anche in ciò che appare più reale, in televisione o sul giornale, in ciò che si chiama la realtà o la vita o addirittura la vita reale, passano a formare parte dell’analogia e del simbolo, e dunque non sono più fatti, ma si trasformano in riconoscimento.”

E se parlare a sproposito, rivelando avvenimenti che andrebbero nascosti, qualifica negativamente una persona anche ascoltare diventa pericoloso perché significa sapere. Ed io non voglio sapere nulla anche se so. Sapere poi cosa? La versione narrata non è detto che sia quella reale, potrebbe essere mera finzione, una bugia che raccontata prende corpo come una vicenda realmente accaduta. E allora un giorno vi racconterò di quando mi è arrivata una mail contenente, tra l’altro, la richiesta di mantenere un segreto confidato da un amico “E tu fai finta di non sapere niente, mi raccomando”, o di quando mi è stato riferito, per filo e per segno, di cosa avessero parlato a cena prima del mio arrivo, per poi ritrattare con un  “Avrai capito male tu”, o della rivelazione di una storia clandestina che se fosse resa di dominio pubblico comporterebbe la drastica fine di un legame d’affetto e d’affari, “Ti prego di mantenere il più stretto riserbo, mi fido di te”.

Ma vi racconterò tutto un altro giorno, ché questo è il giorno in cui non si può.

Valentina Gemelli.

Pubblicato in: Costume&Societa'

Donne, du du du.

Studi scientifici hanno ampiamente dimostrato che gli uomini del secondo millennio preferiscono le donne intelligenti ma sposano le sciocche. Sorge spontaneo il ricordo di quel film del 1953 diretto da Howard Hawks, con Marilyn Monroe e Jane Russel, il cui titolo è stato rielaborato ad uso e consumo delle more le quali affermano che gli uomini preferiscono le donne dalla chioma dorata ma, poi, sposano quelle dai capelli scuri. Come se fosse una gara a colpi di pigmenti piliferi! E già, scriviamolo nero su bianco: mie care, non è questione di tinta anche perché si fa presto a dire bionda! Non è mica semplice scegliere la nuance: c’è la tonalità morbida del biondo vaniglia, il biondo grano che ricorda l’arrivo dell’estate, il biondo miele intenso che scalda l’autunno, il biondo cenere, discreto ed elegante. Insomma, la decolorazione è un vero e proprio lavoro usurante! Ma mai come quello delle donne welcome, candidate a diventare tappeto rosso dell’ottantanovesima edizione degli Academy Awards. La fenomenologia delle donne sciocche è molto articolata e la nutrita rappresentanza spazia dalle donne sciocche vere e proprie a quelle sciocche gne gne, sino ad arrivare alle donne sciocche zerbine.

La donna sciocca vera e propria è quella che merita il terzo posto. E’ quella stupida ed ignorante, nel senso più stretto del termine perché è proprio un concentrato di “non so”, “non conosco”, “ non ho idea” allo stato puro, tipico di chi è affetto da questa sindrome da stupidità cronica. Sarà difficile intraprendere una conversazione con lei senza avere la voglia di saltarle alla giugulare ad ogni castroneria pronunciata dalla sua bocca modello canotto da sbarco. Ma la bella notizia è che ci sono uomini attratti da queste bambole perse nel labirinto della loro scatola cranica vuota e sono disposti ad assecondarle, a viziarle, a sposarle ed a mantenerle. Ma adesso ho un dubbio: chi è la persona più sciocca tra i due?

(To be continued)

Valentina Gemelli

Pubblicato in: Amore, Costume&Societa'

L’uomominkia condottiero

IL CONDOTTIERO: continua la saga e vi propongo lui, il Massimo Decimo Meridio da tastiera, quello che “ti scrivo io” “il gioco lo conduco io” “ti rispondo quando dico io” “ al mio via fai come dico io” “ti telefono io” “ ti cerco io” che, se poco poco, incontra una Giovanna d’Arco del XXI secolo perde tutte le coordinate e da Massimo Decimo Meridio si trasforma in uno zeptosecondo in un Sancho Panza alla conquista dei mulini a vento! Si, perché l’uomominkia condottiero crede davvero di poter giocare a carte coperte, le sue, ma ignora che, già da tempo, sia stato svelato ogni suo trucco. Perché generale si ma Mago Othelma ancora no e nemmeno Houdini, ché quest’ultimo sapeva sparire e ricomparire ad arte l’uomominkia non sa fare nemmeno quello! Ed è importante sottolineare un concetto basilare per poter comprendere le azioni di questo uomo minchiuto sceso da cavallo perché disarcionato: il minkiutissimo, per parafrasare il  “generalissimo” di Franchiana memoria, crede di essere veramente il dittatore del tuo cuore ma la colpa non è totalmente sua, ahimè! Se per un’intera vita si è trovato di fronte una “Miss Yes”, a partire dalla mamma, passando per la fidanzatina di turno, sino ad arrivare alla povera compagna/moglie, capite bene che il viziatissimo minkiaman non avrà altri riferimenti se non quelli dettati da esseri femminili “geishati” e per nulla emancipati. Lo si riconosce subito l’uomominkia condottiero da tastiera; è quello che scrive, contemporaneamente, a più femmine le stesse cose su social diversi: lo fa in DM su Twitter, in PM su Facebook e in Direct su Instagram, così per non perdere nessuna minkiachance. Non usa WhatsApp perché è più facile che la geishata di turno possa controllare il suo essere online, a meno che non lo abbia escluso a seguito di un guizzo di intelligenza, ma dubito perché il minkioman condottiero non è nemmeno tutta questa arca di scienza! Poi se per caso Miss Yes, sua sponte, osasse inoltrare alla sua  generalissima attenzione un messaggio della stessa portata, apriti cielo!!! Il minimo che possa capitare è farlo sentire defraudato da ogni suo potere uomominkiofono, per cui cadrà in depressione e, molto probabilmente, terrà pure il muso regredendo all’età dello svezzamento. Il massimo, invece, che possa accadere è che  visualizzi senza rispondere: e allora sì che la Pulzella ce l’ha fatta davvero a vincere la guerra.

Valentina Gemelli

Pubblicato in: Costume&Societa'

Perché single è meglio

5) SI RISPARMIA

Che in questo periodo di crisi non è poco: secondo un sondaggio del Journal of Finance and Accountancy chi è single accumula meno debiti di chi è in coppia. Del resto, se nasci uomo e diventi un gentleman il minimo che ti possa capitare, quando esci con una donna, è che il conto tocchi a te. A teatro a vedere la Tosca, al ristorante stellato per stupirla con effetti speciali, un volo ad Amsterdam per il fine settimana, tutto meraviglioso ma è sempre moltiplicato per due. Essere single è anche questo: scoprire di non arrivare al verde a fine mese.

6) CENA CON I SUOI…ADDIO!

Si, proprio così: si dà un taglio a quelle noiosissime cene con i suoi in cui ti chiederanno della tua ultima promozione e se avete deciso la data delle nozze! Sei libera da ricorrenze e feste comandate da trascorrere in compagnia di tutta la parentela di lui compresi gli ascendenti, i discendenti e gli affini di cui non ricordi nemmeno i nomi perché, nel frattempo, si sono moltiplicati nemmeno fossero i pani e i pesci di ecclesiastica memoria e scambi la zia per la nipote di terzo di grado che si chiama come la suocera della sorella del tuo fidanzato! Che fatica!

Alla prossima con gli altri motivi.

Valentina Gemelli

 

Pubblicato in: Costume&Societa', Riflessioni

Buon compleanno

Buon compleanno.

Accade proprio così: che il giorno prima sei più giovane di un anno e il giorno dopo sei più vecchio e non puoi farci niente. E al diavolo l’antica usanza pagana di fare gli auguri al festeggiato nell’intento di proteggerlo dalle forze del male ed auspicargli salute e sicurezza per l’ulteriore anno che sta per iniziare. A 10 anni te ne freghi della sicurezza economica, aspetti la torta a forma di PS4 Pro con le candeline musicali, la festa con i compagni di classe e i pacchetti con i regali in uno dei quali sei sicuro di trovare il controller  wireless DUALSHOCK 4,  quello color bronzo che hai visto in vetrina la settimana scorsa con il nuovo touch pad che consente di vedere la luce della barra luminosa dall’alto.

A 20 anni guardi in faccia le forze del male e ti fai una risata perché il compleanno lo inizi ad assaporare il giorno prima, sul volo delle 14.00 per Londra dove ti attende la tua più cara amica che ha già organizzato una esperienza di flottazione al centro benessere The Floatworks,  con immersione in una capsula piena d’acqua tiepida e salata dentro la quale poter galleggiare per 60 minuti circondata dal suono della musica ambient e il profumo delle candele al brandy. E poi di corsa su un cab a Nottingh Hill per stazionare davanti alla porta blu resa celebre dall’omonimo film, sognare un po’ e scegliere il selfie perfetto con il filtro Miss Mondo da pubblicare su Instagram.

A 30 anni, se sei ancora in perfetta salute nonostante l’ultimo decennio trascorso tra un locale e l’altro con il bicchiere in una mano e la sigaretta nell’altra, una cena a lume di candela con il tuo fidanzato di turno  in quel ristorante con un solo tavolo per due persone, da prenotare almeno 6 mesi prima perché è sempre pieno, non te la toglie nessuno. Goditela perché arrivata a 40 potresti ritrovarti single già da 5 anni e forse rimpiangerai quella serata romantica, il profumo delle rose arancioni ad ogni angolo della stanza, la vellutata al limone con semi di zucca tostati, la torta al cioccolato con mandorle e cannella e lui che ti chiede di sposarlo ma tu ci pensi su nonostante il diamante carré che ti ha appena regalato!

A 40 anni te ne vai a New York con un’amica e ti sentirai come Lady Liberty che svetta all’entrata del porto del fiume Hudson dalla cui balconata potrai urlare che i 50 sono ancora lontani e le rughe non  ti avranno ma un chirurgo all’occorrenza sì. Ché questa usanza di festeggiare il compleanno quando invecchi la trovo abbastanza irriverente non fosse altro che per il fatto di dover soffiare su 40 candeline con tutto il fiato che ti è rimasto senza l’ausilio della bombola di ossigeno. Meglio una passeggiata a Central Park e lo shopping folle in giro per la città.

A 50 anni festeggi i 18 anni dei tuoi figli che è meglio: a 60 anni ti sposi per la quarta volta e soffierai sulla torta nuziale, a 70 anni prenderai la 2 Laurea e ti congratulerai con te stesso, ad 80 anni ti fai un bel lifting e al diavolo le zampe di gallina, magari te le tieni nella prossima vita. A 90 sono già venti anni che fai yoga e non te la senti addosso la tua età. E a 100 anni? A 100 festeggi eccome! Brindi alle forze del male che non ce l’hanno fatta.

Prosit.

Valentina Gemelli

Pubblicato in: Amore, Costume&Societa'

8 motivi per cui single è meglio

Ecco il numero 4: EVVIVA L’AUTONOMIA

Finalmente non si hanno orari e le serate iniziano ad arricchirsi di vari elementi come per esempio il caro divano arancione tutto per te dove potrai sdraiarti per guardare in streaming quel film demenziale che lui non ha mai voluto vedere al cinema. E potrai cenare con un pezzo di pizza radicchio e gorgonzola, sempre sul divano Elkropp, in assoluta libertà senza dover apparecchiare per due con il servizio di famiglia e sorseggiare la tua Cocacola Life in santa pace senza pensare a dover mettere in fresco quella bottiglia di Malvasia Amabile che a te piace e a lui no perché preferisce un Barbera D’Alba del 2014! E se ti chiama la tua amica alle 21.30 puoi stare al telefono anche per due ore consecutive senza che qualcuno inizi a sbuffare mentre ti è seduto accanto. E, cosa ancora più importante, se arriva un messaggio su WhatsApp a mezzanotte non ci sarà nessuno che ti chiederà “E adesso chi è a quest’ora?”, sottoponendoti ad un interrogatorio neanche fosse la Gestapo e facendoti una scenata di gelosia da far sbiancare persino Otello! Vuoi mettere?

Valentina Gemelli