Pubblicato in: Costume&Societa', Politica&Attualità

Uomo curvy: è un nostro diritto.

Ogni giorno sui social network appare un nuovo articolo che parla di donne e modelle “curvy”, ogni giorno si cerca di far passare il messaggio che la donna non deve rinunciare alle sue forme ed essere soggetta ad un certo stereotipo di forma fisica. Tutto questo parlare di donne “curvy” sta portando alcune case di moda a ripensare alle loro linee, abbandonando la magrezza delle modelle.
Una campagna “nobile” che però mette inutilmente, a parer mio, in contrasto la magrezza con la rotondità non considerando (come spesso accade) tutte le sfumature che esistono tra l’una e l’altra visione.
Queste campagne, sempre a mio modesto parere, non fanno altro che continuare a strumentalizzare ed oggettualizzare la donna che deve sempre dar peso alla sua immagine esteriore piuttosto che al resto; ma oggi voglio parlare d’altro.
Avete mai visto un modello curvy? Avete mai pensato a come possano sentirsi gli uomini con un po’ di pancetta e senza addominali scolpiti quando guardano le immagini di modelli magri e bellissimi?
No, non ci avete mai pensato. Perché nell’immaginario collettivo l’uomo può permettersi di essere “curvy”, può permettersi la pancetta e la rotondità.

I tempi sono cambiati ed anche l’uomo deve adeguarsi a nuovi stereotipi.
Una mia amica estetista ha tanti ragazzi come clienti e di solito loro sono più esigenti delle clienti donne.

Ogni giorno, anche noi uomini, siamo bombardati da immagini di ragazzi palestrati e muscolosi e mai, a parte Gerry Scotti, nelle pubblicità appare un uomo/ragazzo panciuto o in carne; nelle sfilate di moda maschile non mi è mai sembrato di vedere ragazzi con qualche chilo di troppo.
Le palestre pullulano di ragazzi sudati e puzzolenti che fanno sfoggio dei loro spettacolari muscoli e chi, come me, non ama particolarmente questo genere di attività si chiede perché mai dovrebbe rinunciare alle sue forme per apparire magnifico agli occhi del mondo.
Ora la domanda è: senza elogiare la grassezza ma la rotondità e un po’ di pancetta, quando verrà concesso il diritto anche agli uomini di essere curvy?
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Do you speak Italian?

Siete mai stati in Spagna?

Sapete come in Spagna chiamano il Computer? E come chiamano il self – service?

La Spagna (ma anche altre nazioni) predilige l’uso della lingua nazionale, lo spagnolo, per definire ogni cosa.

Poi c’è l’Italia che ama e predilige l’utilizzo delle parole straniere che ormai sono entrate a far parte del dizionario comune.

L’Italia, patria di poeti e scrittori, con una lingua che è la quarta più studiata al mondo; ha dimenticato da tempo di chiamare con il nome patrio molte cose: ormai anche le persone anziane dicono “week – end” anziché “fine settimana”, “premier” invece di “primo ministro”.

Ci sono poi i neologismi prettamente anglofoni, per cui le buone vecchie vinerie sono diventate “wine bar”,  la settimana della moda è diventata “fashion week”,  barbieri e  parrucchieri diventano “hair stylist”.

Potrei continuare all’infinito con esempi e citazioni, ma mi fermerò per affrontare un altro aspetto di questo “male” che affligge noi e la nostra lingua.

È normale che uno stato sovrano, con una lingua nazionale tra le più studiate al mondo debba chiamare le proprie leggi con nomi che non appartengono alla propria lingua e alla propria cultura; o che peggio ancora ci debbano essere ministeri appositi con nomi sempre anglofoni?

Il governo presieduto da Berlusconi aveva  creato il Ministero del Welfare,  fortunatamente sostituito nei governi successivi dal Ministero per le Politiche sociali, eravamo l’unico governo al mondo ad avere un ministero chiamato non con un nome non autoctono.

Poi è arrivato Renzi e ci ha portato il “Jobs Act”, che si sarebbe potuto chiamare tranquillamente “Legge sul lavoro”, ma a noi piace strafare. Adesso voi immaginate se in Gran Bretagna chiamassero una legge dello stato, chessò la legge che determina il diritto di successione al trono, “Atto di matrimonio reale” anziché “Royal Marriages Act”, il popolo non insorgerebbe e costringerebbe a cambiare il nome della legge?

Ma noi siamo italiani e ormai ci piace utilizzare queste parole perché siamo convinti di essere “cool”  ovvero alla moda e di tendenza.

Un paio di anni fa Anna Maria Testa, una pubblicitaria, ha lanciato l’hastag (questa parola è davvero intraducile) #dilloinitaliano, con relativa petizione supportata dall’Accademia della Crusca.

In sostanza si chiedeva a Governo,  amministrazioni pubbliche,  media e  imprese  di utilizzare, quando è possibile, parole italiane. Certo non potremmo mai sostituire streaming o password, però potremmo dire confortevole invece di comfort e rilassante anziché relax.

Chissà se e quando ci renderemo davvero conto di quanto bella e preziosa sia la nostra lingua, la lingua che fu di Dante, Leopardi e Manzoni, tornerà a brillare di luce propria?

PS: in Spagna il computer si chiama ordenador e il self – service auto servicio, ma loro sono campanilisti, noi siamo cosmopoliti.

Raffaele Ditaranto

@lateoriadelboh

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Anche oggi è Capodanno

Ogni giorno è un capodanno.
Ogni giorno termina un anno per iniziare uno nuovo. Convenzione vuole che l’anno termini il 31 dicembre e inizi il 1° gennaio; ma, appunto, è solo una convenzione.
Viviamo in anni mutevoli, insicuri e incerti.
Questo mondo ha bisogno di eroi. È un eroe il muratore che si sveglia alle 4 del mattino per costruire case e l’agricoltore che lavora anche tra le intemperie.
È un eroe chi lavora in un giorno di festa, lo studente universitario che continua a studiare pur non avendo nessuna certezza sul futuro, chi ha il coraggio di mettere a mondo un figlio.
È un eroe chi resta e resiste, chi parte per il mondo in cerca di speranza. Ogni giorno ci si sveglia con la speranza che nessuna ingiustizia venga perpetrata in questo mondo, ma le ingiustizie sono ovunque.
Questo 2017 è iniziato così come è finito il 2016, tra morte e terrore.
L’anno appena iniziato potrebbe essere uguale ad uno degli anni appena trascorsi, oppure potrebbe rappresentare un’opportunità di cambiamento; tutto dipenderà dalla nostra volontà.
Trovate, troviamo, il coraggio per affrontare il nostro “normale” eroismo, trovando magari il coraggio per realizzare un progetto dimenticato da tempo.
Nonostante tutto, il mondo è un bel posto e per esso vale la pena lottare. (Semi citazione)

Buon anno nuovo a noi.

 

Raffaele Ditaranto

@lateoriadelboh