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Donne in vacanza

Care amiche, state già pensando alle ferie? Anzi, ad un po’ di ferie magari tra di noi e senza il nostro beneamato uomo, fidanzato, compagno o marito.

Allora eccoci pronte per cercare, valutare, organizzare almeno una settimana di totale alienazione dal lavoro, dalle camicie da stirare, dal “cosa preparo per cena”, e cosa mi metto domani (bè no, questo rimane!).

Insomma questa cosa sa’ da fare!

Avete mai visto una donna che si riposa al giorno d’oggi? Tra lavoro, casa, figli e marito e manca il tempo.

Ed ecco che l’argomento vacanze diventa, oserei dire, fondamentale!

Quando e dove, ma soprattutto con chi?

Proviamo ad accantonare temporaneamente i problemi, i doveri e gli impegni e concentriamoci su cosa vorremmo davvero fare.

Ed ecco che una lucina si accende nella nostra testa iperattiva e scatta la voglia irrefrenabile di “relax con le amiche”.

Le stesse amiche che, più o meno, hanno raggiunto la stessa nostra consapevolezza, ovvero:

Ho bisogno di relax!

Il relax, beninteso, non significa solo andare in una SPA a farsi massaggiare per un’ora, né significa uscire per una pizza, un aperitivo o una serata danzante stile anni 90.

A quasi quarant’anni, anche prima ed anche dopo, il relax significa per la maggior parte di noi: facciamo una settimana in albergo e rilassiamoci senza pensare a nessuno tranne che a noi stesse

E poi, diciamoci pure quanto i nostri dolci piedini bramino per un paio di decolté nuove (l’ultimo paio lo abbiamo acquistato l’altro ieri) o come le nostre unghie lacrimino per essere decorate da quel meraviglioso Smalto Rosso Chanel, ne abbiamo proprio bisogno!

Siamo egoiste?

Siamo preoccupate dei mariti che restano a casa?

Bene, donne, la risposta è assolutamente e tassativamente NO!

Anzi ce lo meritiamo.

Mettiamo in ordine le idee:

Egoiste?

No, tutto l’anno siamo madri, mogli, amiche, amanti e donne lavoratrici

I mariti restano a casa. Scatta la famosa Sindrome Femminile da abbandono “dellammmmore”?

Se un marito ti ama non sarà certo qualche giorno di ferie della sua amata che lo farà distrarre? E se lo fa:

  1. noi non vogliamo saperlo;
  2. lo farebbe comunque, i modi si trovano;
  3. magari è l’occasione per verificare se il nostro rapporto di coppia è solido o scolpito nello yogurt!

 

Inoltre un bravo marito al nostro rientro sarà felice e ci riempirà di attenzioni perché gli saremo mancate tantissimo: vuoi mettere non dover più stirare camicie e mangiare pizza tutti i giorni???

(qui mi sono lasciata andare ad un bieco qualunquismo da cabaret, ma ci sta, che ne dite?)

Nel frattempo dovremo sopportare i finti musi lunghi delle nostre metà, tendenti ipocritamente ad “azzerbinarsi” ma, in realtà impegnati in uno spasmodico count-down, pregno di tensione quale deve essere stato il lancio dell’Apollo 11, il 16 Luglio 1969.

Ergo, ritorniamo al concetto iniziale: NOI CE LO MERITIAMO!!!

Arianna Capodiferro alias @arica72

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Tutti cantano Sanremo 

Vince la sessantasettesima edizione del Festival di Sanremo:

Francesco Gabbani

Ed ora tocca a noi.
Eccovi i nostri #tantipensieri sulla manifestazione canora italiana più antica della tv:

Pensando al festival di Sanremo, il primo pensiero è all’immediatezza delle cose belle, come una bella musica o un ritmo che ti prende irreparabilmente. Quanto velocemente entra nel mondo del mi piace una canzone? Delle volte, rimane subito addosso, appena la ascolti. Ti si scolpisce nella mente. Delle altre volte, in mezzo al mare dei ricordi riaffiora, come un tesoro sommerso, portando via tutti gli altri pensieri. Come una lucciola che ti entra dentro dall’orecchio e illumina il senno. Basta un ascolto. Forse perchè una parte di noi è fatta di musica, in fondo anche noi vibriamo nel profondo. Quante memorie legate alle canzoni, quanti brividi quando le risenti. Incantesimi per le orecchie.

Allora guardo Sanremo cercando: nuova magia, nuovo sapore e nuovi futuri ricordi. @ilPhirlosofo

Una mia primavera di tanti anni fa è stata segnata da una canzone, portata a Sanremo nel 1981, appunto, ‘Maledetta primavera’. Loretta Goggi, che la interpretava, parve aver letto quello che mi portavo dentro, la mia prima infatuazione, tra sogni, incontri e .. fretta appunto, che fretta c’era… @_Belcor_

Il Festival ormai sta alla musica italiana come l’accanimento terapeutico sta alla medicina. @Ilpuntodilello

Le abitudini, gradevoli o pessime che siano, hanno sempre un potere riequilibrante e così Sanremo. L’evento televisivo, che con la musica ha molto poco a che spartire, ma che serve alle persone come rituale rassicurante, la conferma che certi meccanismi non muoiono mai. @Frablublu

Colpisce, forse più che in altri anni, la qualità delle canzoni. In negativo. Si sa che al Festival non si portano mai, almeno recentemente, i lavori migliori; questi vengono lanciati nell’anno con una programmazione attenta da parte delle case discografiche. La cosa che colpisce maggiormente è la bassissima qualità dei testi. Ancora le solite rime baciate o testi sconclusionati. Rarissimi quelli interessanti (o almeno parti di canzoni). Agli artisti che si ostinano a scriverseli da soli (magari anche la musica) pensando di essere geni, è consigliabile andar a vedere chi ha prodotto i passati capolavori festivalieri. È facile con internet. Troveranno nomi illustri di parolieri che per decenni hanno sfornato capolavori a vantaggio di bravissimi cantanti consapevoli che ognuno deve fare il proprio mestiere. @Conte27513375

“Le stecche ci sono. Portate il biliardo” @Valentina_G121

“Professione? Moglie di Ramazzotti” – “I ventenni che cantano di grandi amori e errori di vita, non mi piacciono.”@lateoriadelboh

“Non è più buona musica, è una passerella in cui conta solo la visibilità. E non vince mai la canzone migliore”@2FIRSTLINE

“Il mio Sanremo inizia con Adesso Tu e da allora mai avrei immaginato di emozionarmi per una “scimmia nuda che balla”. “Amen” mi risponderebbe” @petruscaA

“Sanremo, gli occhi di mia madre pieni di sogni in quelle notti di note senza tempo. Cantava, poi mi guardava ed io ero felice” @Freud2912

“Per me Sanremo significa:
Vasco, Zucchero, Eros, Laura Pausini, Adriano Celentano, Subsonica” @arica72

Li scrivo in ordine casuale, ma ce ne sono e ce ne saranno altri di grandi artisti lanciati da Sanremo, che ci piaccia o no.

Però Vessicchio non me lo dovevi fare! -“Perché Sanremo è Sanremo” @arica72

Ps: non dimenticheremo mai Sciope’! Grazie Totti!

Il team di tantipensieri

1958:

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E se andassimo in biblioteca?

Mi piace il profumo dei libri, della carta, il colore, scorrere le pagine. Mi piace leggere da quando sono bambinetta ed ho la fortuna di avere un’amica, Elisa, a cui piace esattamente la stessa cosa, leggere, leggere ed ancora leggere.

Solo che, oltre a leggere, a noi due piace proprio entrare in biblioteca e dare la caccia ai libri. D’estate, poi, la città è vuota e afosa, mentre in biblioteca si sta bene.  Così a 12 anni se non hai un tablet, la nintendo e whatsapp e fa caldo, cosa fai? Io ed Elisa a 12 anni “suonati” e per tutta l’estate scegliamo di rifugiarci nella piccola biblioteca del quartiere. 

Entriamo in quella biblioteca e, la ragazza dagli occhi grandi ed azzurri, che si chiama Rosa, ci spiega e ci consiglia cosa leggere. Ormai è più di una semplice bibliotecaria per noi, ogni volta che ci descrive un libro noi due bambinette ascoltiamo attente ed è proprio così che tutto inizia. 

Questa splendida e giovane bibliotecaria Rosa con una bacchetta magica, degna di Cenerentola, ci insegna il suo lavoro. Si, avete capito bene, io ed Elisa iniziamo a registrare le uscite e gli ingressi dei libri da parte dei vari iscritti, rigorosamente con la macchina da scrivere ed un timbrino per segnare le date, iniziamo a registrare nuovi iscritti ed iniziamo a riporre i libri con la stessa attenzione che si ha quando si entra in un negozio di cristalli. 

Leggiamo, impariamo, parliamo e cresciamo. 

Per due estati di seguito, nel mese di luglio siamo lì, ormai siamo bibliotecarie navigate e gli iscritti ora chiedono anche a noi. Se serve loro un libro noi lo sappiamo, sappiamo ordinarlo se manca, sappiamo consigliare un libro perché, o li abbiamo già letti, oppure la nostra Rosa ci ha già edotte oppure abbiamo imparato a leggere le recensioni, in una parola: tutti si fidano delle due piccole ragazze della biblioteca. 

Oggi le due piccole ragazze sono due donne, sono ancora amiche e sono ancora due tipe con cui non si scherza quando si parla di libri. 

Il ricordo di quelle estati afose in citta, nessuno ce lo toglierà mai; se non avessimo avuto quella biblioteca chissà cosa avremmo fatto. Certo è che, ogni volta che entro in biblioteca o in libreria, mi emoziono ancora. 

Io ed Elisa siamo ancora molto amiche ed entrambe sappiamo che lo saremo sempre.

Arianna Capodiferro

alias @arica72

 

 

 

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Lui vent’anni fa era “il più figo” e tu?

Vi sarà capitato di rincontrare la vostra vecchia fiamma delle superiori o dell’università, per caso o tramite un social ed immagino che abbiate, anche solo per un istante, pensato:

“come era bello” (sospiro)!

Bene, se vi è successo davvero, credo che in queste poche righe ci faremo una risata insieme sul “come è diventato lui?”

Eh si, perché care mie, noi da ragazzine guardavamo i maschietti delle classi superiori con un interesse che spesso non veniva corrisposto. Giusto?

Lui era il più carino della scuola e sapeva di esserlo e quindi diciamolo pure “si atteggiava” a uomo navigato di chi non deve chiedere mai.

Noi di solito eravamo un po’ più acerbe, con le sopracciglia folte, i baffetti, o troppo magre o troppo cicciottelle, o piatte o formose, o “la qualunque” insomma, vero o non vero, non eravamo ancora dei bocconcini appetibili per questo fantomatico LUI che, ogni volta che ci degnava di uno sguardo, ci faceva tremare le gambe, sentire le farfalle nello stomaco ed anestetizzare la lingua.

Lui invece aveva tanti capelli, occhi profondi, fisico asciutto, barba incolta, abbronzato, perché era sempre a giocare a calcio e corteggiatissimo da tutte le altre.

Ma veniamo ad oggi.

Vent’anni dopo lo rivediamo per caso, si ragazze è proprio lui e, vendetta tremenda vendetta, LUI è diventato bruttino!

Tutti i capelli che aveva stanno creando imbarazzanti piazzette vuote in testa, i suoi occhi sono spenti e ha le occhiaie, il fisico è quello di chi ha mangiato troppa lasagna, chiedendo anche il bis, si è sposato con la più bella della classe che ora è bruttina e trascurata.

 

E noi? Noi come siamo diventate in questi venti anni?

Abbiamo circa 40 anni, siamo realizzate e si vede! siamo curate, siamo attente al nostro fisico, trucco leggero, capelli perfetti, unghie laccate, vestite decisamente bene insomma in una parola “belle”.

Ci siamo sposate, abbiamo fatto figli, lavoriamo, siamo corteggiate, in una parola delle vere 40 anni fashion!

Ed ecco che scatta la fatidica domandina che aspettavamo da vent’anni.

Lui: “sai mi piacerebbe rivederti con un attimo di calma, magari davanti ad un caffè, solo per ricordare i vecchi tempi. Ti va?

Ora, la risposta spetta a voi.

Volete una vendetta completa o vi è già bastato capire, o meglio confermare a voi stesse, che la bellezza non ha età e che il “lui giusto” lo sa perfettamente e ciò vi basta ancora?

Oppure volete altre conferme?

Io non credo.

Sento che ognuna di voi starà pensando che se la vita è andata così, ci ha già dato risposte sufficientemente chiare e che non sarà certo uno sguardo nuovo di un semi-sconosciuto a farci trovare sicurezza, perché la sicurezza è già parte di noi o comunque, stiamo andando nella direzione giusta.

Ciao splendide donne!

Arianna Capodiferro (alias @arica72)

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Mi ricordo ancora quella sera

Jazz è un bellissimo gattone persiano color grigio fumo che vedo tutti i giorni, dal mio balcone, sonnecchiare nel suo giardino, miagolare, fare le fusa al suo padrone e che, per farla breve, mi regala l’unica sensazione di serenità di quella casa.
Il padrone, vicino di casa, personaggio alquanto strano, strambo e oserei dire totalmente fuori di testa, si chiama Attilio. La coppia Jazz & Attilio da un lato mi attira e dall’altro mi respinge.

Dovete sapere che Attilio ha una moglie, Luisa, molto carina. Tutto fila liscio, meglio sarebbe dire che tutto sembra filare liscio, finché lui, in una sera di fine primavera, ubriaco, depresso e incattivito da mille problemi, inizia a litigare furiosamente con Luisa e la lite sfocia in calci e botte. Attilio finisce in galera qualche giorno, lei in ospedale.
Luisa non l’ho più vista, ha lasciato ovviamente Attilio da solo ed ha iniziato un’altra vita con un nuovo compagno da cui ha avuto un figlio.

Vi ho fatto questo preambolo sia perché aiuta a comprendere quanto è accaduto dopo, sia perché da quel momento in poi è come se Attilio, già violento e strano peggiorasse inesorabilmente.

In un giorno qualunque arrivò Jazz, piccolino e dolcissimo, ma sempre in un giorno qualunque arrivò la mamma anziana e malata di Alzheimer di Attilio e la preoccupazione aumenta.
Jazz se ne sta tranquillo nel suo giardino e cresce, così come crescono i problemi tra madre e figlio e lui, già fuori di testa di suo, diventa con la madre quanto di peggio si possa immaginare.

Una notte Attilio, forse colpito da infarto, si spegne, tutto sommato si spegne serenamente, per come invece aveva vissuto. Pochi giorni dopo se ne va anche la madre e la casa viene messa in vendita da Luisa.

Jazz nel frattempo diventa un gattone coccolone, grande e pigrone che se ne sta sempre in quel giardino.

Mi direte, ma che storia triste?

In effetti ricordo ancora quella sera in cui Attilio ci ha lasciato e ricordo che il mio pensiero, in quel momento, è stato per il gatto; ed in effetti mi rendo conto che, allora come oggi, questo pensiero mi sconvolge.

Invece, come per fortuna a volte accade, una brutta notizia diventa sopportabile. Eh sì!Perché il bel gattone è stato adottato da una splendida famiglia del palazzo e, nonostante si sia legato tanto alla nuova famiglia, ogni tanto salta nel suo vecchio giardino.

Io lo vedo miagolare, dormire, fare le fusa perché i gatti si sa sono stanziali e quella è la sua “stanza” preferita.

Mi commuove il fatto che Jazz metta d’accordo tutti: Attilio dolce ed attento solo con lui, la madre che lo vedeva e sorrideva nonostante la sua malattia ed ora anche una nuova famiglia, tutto ciò dispensando solo miagolii e fusa a tutti.

Io lo vedo, ripenso a quella sera, alle mie lacrime, ma sono contenta di vederlo sempre lì da noi perché ci regala tanto senza saperlo e ci fa pensare che forse Attilio e sua madre, in cielo, abbiano trovato un po’ di pace, lasciando a noi quel dolce batuffolo.

Arianna Capodiferro

alias @arica72


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Crescere troppo in fretta

Un Racconto di Antonella per @tantipensieri.com

Questa è la storia di una bambina cresciuta troppo presto, diventata grande in un soffio, senza neanche il tempo di capire come. Mentre le coetanee giocavano con le bambole lei divorava libri viaggiando con la fantasia e nascondendo il proprio corpo così precoce.

Nel cuore tutto esagerato: la sensibilità, le emozioni, le paure. Il terrore del buio, delle cose enormi, chiuse, degli occhi puntati addosso, dello stupire.

Timore delle parole udite e anche di quelle mai dette, coscienza di se e incoscienza del tutto così strano, insufficiente, troppo stretto e poco accogliente.

Poi sono passati gli anni e il suo viaggio ha cominciato a cambiare direzione: dal tanto avanti all’indietro.

La sua strada è verso la fanciullezza mai pienamente goduta, bruciata in tappe troppo veloci.

La sua scelta di donna ormai matura è un meraviglioso mondo interiore pieno di bellezza, sorrisi e dolcezza.

Il puro mondo delle cose meritate.
Un Racconto di Antonella

@FarfallaSulPrato

per @tantipensieri.com

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Quanti Hitler nella storia dell’umanità

27 gennaio “Giorno della Memoria”

Riporto da fonti certe che:

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria“, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, in marcia verso Berlino, abbattono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. Il mondo si trova dinnanzi per la prima volta all’orrore del genocidio nazista: da quel momento nomi come Auschwitz-Birkenau, Treblinka o Mauthausen diventano dolorosamente famosi, simboli eterni ed agghiaccianti del piano razziale di Hitler. Dalle testimonianze dei sopravvissuti e dal ritrovamento degli strumenti di tortura e di annientamento nei vari campi fu possibile scoprire la vera natura della ‘soluzione finale’ volta allo sterminio totale del popolo ebreo e di quei gruppi non conformi al disegno nazista di purezza e perfezione della razza ariana: rom, omosessuali, neri, malati di mente, comunisti, slavi e via dicendo. Tutti quei gruppi definiti Untermenschen, ‘sottopersone’. Tra il 1941 ed il 1945 nei campi di concentramento e di sterminio istituiti dal regime nazionalsocialista morirono tra i dieci e i quattordici milioni di persone. 

Personalmente, in questo giorno specifico vorrei ricordare tutti i genocidi, da quando è nata la razza umana in poi, convenzionalmente scelgo questo specifico genocidio per non dimenticare mai più anche gli altri.

Infatti la storia insegna che di Adolf Hitler siamo purtroppo pieni in tutti i secoli, il primo, molto molto famoso “nei secoli dei secoli”, fu Giulio Cesare che nel “De Bello Gallico”, racconta della strage di un milione di Galli e la morte di Vercingetorige:

Vercingetorige, indossata l’armatura più bella, bardò il cavallo, uscì in sella dalla porta della città di Alesia e, fatto un giro attorno a Cesare seduto, scese da cavallo, si spogliò delle armi che indossava e chinatosi ai piedi di Cesare, se ne stette immobile, fino a quando non fu consegnato alle guardie per essere custodito fino al Trionfo”. Dopo 6 anni di carcere fu ucciso.

Il termine genocidio fu poi coniato nel 1944 dal  professor Raphael Lemkin, ebreo polacco ed accolto da tutti i tribunali internazionali del mondo.

Tra il secolo scorso ed il nuovo millennio, i genocidi sono stati tantissimi e con un totale di morti incalcolabile, vedi Armenia, Ucraina, Nigeria, Cambogia, Ruanda, Bosnia, Darfur, Indonesia, quest’ultimo forse il più sanguinoso.

In tutto questo si inseriscono attentati, stragi terroristiche, stragi naturali e tutto ciò che ormai conosciamo molto bene.

Nessuno potrà mai dimenticare, questo è vero ma perché non rispettare chi vuole ricordare sempre o chi vuole far finta di dimenticare?

Mi chiedo se non farebbe bene a tutti rileggere il Diario di Anna Frank o Se questo è un uomo di Primo Levi o semplicemente riascoltare alcune canzoni.

Ora sto ascoltando queste

Losing My Religion

Sunday Bloody Sunday

7seconds

Imagine

 

e concludo ricordandovi solo una strofa di una di queste canzoni:

 

You may say I’m a dreamer

 But I’m not the only one

 I hope someday you’ll join us

 And the world will be as one

 

Buona giornata della memoria e della riflessione.

Arianna Capodiferro

alias @arica72

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A proposito di Twitter Parte 1

Scritto per tantipensieri da Maurizio alias @freud2912

A cosa servono tante parole? Quale è il senso di stare su un social? Ho sempre pensato che chi ha bisogno di tante parole per esprimere il proprio mondo finga di spogliarsi, in fondo é solo un modo diverso di nascondersi. Una barriera fatta di razionalità, di finta libertà. L’unico effetto è quello di allontanarsi sempre più da se stessi.
I nostri bisogni sono semplici ma le nostre parole lo sanno?. Credo che ci sia un equivoco di fondo. Twitter non è un gioco, come potrebbe esserlo? C’è una esposizione di sè così importante: foto, parole che somigliano a confessioni, continue suggestioni, l’immaginazione che galoppa verso persone spesso idealizzate. Un contenitore fatto di varia umanità, storie di vita che si intrecciano e spesso si rimane con addosso un senso di frustrazione, di vuoto fatto di finta vicinanza. Chiedersi se sia un passo avanti o una regressione dei rapporti umani è un aspetto che solo il tempo potrà chiarire. Per adesso possiamo solo analizzare singoli aspetti, aspettando il tempo necessario per una valutazione che dia un quadro d’insieme esauriente.
Un aspetto che ha catturato la mia attenzione è sicuramente il bisogno di omologazione di tanti, fare parte di un gruppo, attingere conforto e sicurezza da “simili”, alcuni preferiscono parlare di “affinità elettive “, quasi una volontà di perdersi nel flusso di una coscienza collettiva. Una perdita di personalizzazione preoccupante. Uso quasi maniacale di termini simili, concetti ripetuti in maniera quasi ossessiva. Di converso altri preferiscono quasi una sorta di isolamento contraddistinto dalla sciagurata idea di vedere e sentire cose ad appannaggio di pochi eletti. Come se il loro dolore fosse più vero del dolore provato da altri. Quindi appare evidente che questi diversi atteggiamenti hanno un solo comune denominatore, il disagio.
fine prima parte.

Maurizio per tantipensieri.com
alias @freud2912

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Correvano gli anni 80

Se l’altra volta vi ho parlato dei miei vent’anni e degli anni 90, stavolta vi parlo dei miei dieci anni, oggi vi porto con me sulla macchina del tempo e, grazie alla musica, la mitica musica anni 80, che tutt’ora ascoltiamo, viaggeremo a ritroso.

Nella musica italiana spopolava Franco Battiato con “Centro di Gravità permanente” ed anche Romina Power con il “Ballo del Qua Qua”, a Sanremo vinceva Riccardo Fogli con “Storie di tutti i giorni” nel mondo, invece, il brano più ascoltato era “Thriller” di Michael Jackson che uscì proprio nel 1982, tipo regalo per i miei dieci splendidi anni  di vita.

Nel decennio tra il 1980 ed il 1990 la musica fece davvero da padrona ed anche il decennio successivo non fu da meno, ma se qualcuno oggi fa una cover di un vecchio brano quasi sicuramente sceglierebbe uno dei pezzi di allora.

Oltre alla musica, però, gli anni 80 videro:

  • 1980: il Disastro aereo di Ustica , la strage di Bologna.
  • 1981: Papa Giovanni Paolo II viene ferito in un attentato, scoppia lo scandalo della P2
  • 1982: muore Grace Kelly, esce Thriller di M.Jackson ed iniziano trattative distensive tra URSS ed USA
  • 1983: Bettino Craxi diventa Premier (come diremmo oggi), esce la prima Nintendo.
  • 1984: Muore Enrico Berlinguer segretario generale del Partito comunista italiano, Madonna pubblica Like a Virgin.
  • 1985: Usa e Urss si accordano per la riduzione degli armamenti, erano gli anni di Regan e Gorbacev.
  • 1986: mentre Gorbacev inizia la perestroika purtroppo a Cernobyl esplode un reattore nucleare.
  • 1987 siamo alla terza elezione di M. Thatcher a premier britannico, esce Bad di M. Jackson, scienziati americani scoprono il buco dell’ozono sopra l’Antartide.
  • 1988 George Bush succede a Regan, cade Pinochet dittatore cileno.
  • 1989, 9 novembre cade il muro di Berlino e finalmente finisce la Guerra Fredda.

Che ne dite? Ricordavate tutto? Vorrei fare una considerazione su ogni evento che ho elencato, ma credo vi annoierei e quindi le lascio a voi, ognuno ripensando a quegli anni che avrà vissuto o studiato o solo sentito, salirà su questa macchina del tempo.

Intendiamoci io avevo 10 anni pensavo alle bambole e davanti allo specchio, con in mano la spazzola per i capelli, ballavo e cantavo tutta la musica che potevo, mentre, intorno a me, i miei genitori vedevano una bimba diventare adolescente e vedevano il mondo trasformarsi così tanto velocemente, da non rendersene nemmeno conto.

“L’avvenire è la porta, il passato ne è la chiave” (Victor Hugo)

 

Arianna Capodiferro

alias @arica72

 

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Quello che resta del giorno

by Maurizio

alias @freud2912

Non è facile vivere con la consapevolezza della morte, che tutto abbia una fine. Quest’unica consapevolezza renderebbe quasi inutile la costruzione di una vita intera; che senso avrebbe costruire sapendo che  potrebbe non servire a niente? Una considerazione scontata e contraddittoria al tempo stesso. Credo ci sia un equivoco di fondo, che merita una breve considerazione: vivere significa accettare la finitezza delle cose, quindi è inutile sprecare tempo a costruire cose che non hanno tempo. Allora dove dirigere il proprio tempo? Credo che l’unica meta possibile sia verso se stessi, provare a conoscersi realmente è un traguardo importantissimo. Dare spazio alle emozioni che accompagnano questa ricerca rende tutto così affascinante.

Altro punto controverso è la tendenza verso l’altro, provare a sentirsi meno soli attraverso altre esistenze, è possibile? Credo che questa tendenza sia realizzabile in parte. Unico strumento per ottenere questo scopo è amare. Questa funzione é estremamente complessa e contraddittoria, amare implica perdere una parte di sè e farla confluire nell’altro, bello da immaginare ma estremamente difficile che si realizzi in modo equilibrato. È come se noi spingessimo per una vita fatta di controllo, di protezione, mentre la vita ogni giorno ci mostra in modo spietato che non è possibile. Quindi? Dovremmo accettare passivamente tutto questo? Esiste una via d’uscita? Per chi non dirige la vita verso risposte di natura spirituale credo sia dura arrivare a conclusioni diverse.

Altro punto molto imbarazzante è il falso mito della felicità, come si può pensare di essere felici contenendo all’interno di se stessi queste consapevolezze? Pensare di ottenere una felicità costante credo sia un obiettivo folle, cosa ci dovrebbe rendere così felici? La vita? La morte? Il percorso tra quando si nasce fino a quando si muore? Credo che sia possibile concepire alcuni momenti di pura estasi, di felicità nella vita solo introducendo il concetto di astrazione, di follia. Possiamo tendere a momenti di felicità solo se dimentichiamo il senso della morte, quindi attraverso un processo folle di astrazione del pensiero della morte stessa. È auspicabile riuscirci senza però perdere di vista che si ritorna sempre da quel processo di astrazione per calarsi nuovamente nella cruda realtà. Quanto più si tende al controllo del pensiero della morte maggiore è il grado di infelicità.

L’unico modo per tendere alla felicità è accettarla come compagna di viaggio. Non vedo altre soluzioni, altri rimedi.

(editor: Maurizio alias@freud2912)