Pubblicato in: Costume&Societa', Riflessioni

La mia miglior nemica

La prima immagine che mi viene in mente quando penso all’amicizia tra donne  è quella di Thelma e Louise a bordo di una vecchia Thunderbird che  tenendosi per mano, con il sorriso sulle labbra si lanciano  giù da un precipizio. Termina così il loro legame affettivo, nel film. Mi chiedo se Geena Davis e Susan Sarandon siano diventate amiche, fuori dal set. Chissà. Si perché, diciamolo, l’amicizia tra donne può nascere nei modi più disparati e finisce, ahimè, per i motivi più diversi. La competitività, innanzitutto. Ci hanno narrato la favola della complicità tra le rappresentanti del gentil sesso, quasi a voler bilanciare il racconto delle cattiverie riservate, dalle sorellastre, a quella sfigata di Cenerentola che, alla fine dei conti, si è salvata da sola andando al ballo e riuscendo nell’impresa fallita da tutte le altre fanciulle presenti nel circondario: sposare il principe. La solidarietà femminile è più una condizione a tempo determinato, come il classico contratto di lavoro subordinato nel quale esiste un tempo ben preciso di durata, con una data che indica la fine del rapporto.

E’ molto facile riconoscere un’amica che rema contro: non è felice se hai successo, tenta sempre di riportare la conversazione su se stessa, qualsiasi cosa tu le stia raccontando. Dice quello che non pensa e fa le cose che dice a te di non fare. Non è raro vederla salire in cattedra, nonostante non abbia conseguito la Laurea in Lettere Moderne o in Filosofia, per dare lezioni di vita, non richieste, con il tipico atteggiamento da Signorina Rottermeier mentre spiega ad Heidi le regole di buon comportamento! “Ah fossi in te io fare proprio così!”, “Con me c’è poco da scherzare sai, gli ho detto di non farsi più sentire!”. E’ terribilmente competitiva ma camuffa la propria insoddisfazione tra un abbraccio e un “Ciaotesoro, come stai?” buttato lì. Poi la incontri alla cena di compleanno organizzata dall’amico che a lei piace moltissimo, il musicista quello alto, moro e con la barba che fa tanto figo e sintomatico mistero al quale ha inoltrato una dozzina di messaggi negli ultimi due giorni e le leggi su volto la disperazione tipica di chi ha ricevuto un secco rifiuto che ancora brucia, nascosto dietro un sorriso perpetuo che assomiglia di più ad una paresi. Ma la sua delusione non te la rivelerà mai esplicitamente perché lei, la tua miglior  nemica, una volta salita sul pulpito non potrà fare a meno di continuare a predicare bene. Poi, che razzoli malissimo è un’altra storia.

( To be continued )

Valentina Gemelli

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