Pubblicato in: Costume&Societa', Riflessioni

Sorprendersi

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Su Twitter ho letto e apprezzato un tweet, tratto da uno dei libri di Massimo Bisotti,  che diceva più o meno così: sorprendersi, il terzo verbo più importante dopo essere e amare.
Ebbene sì. Lo noto anch’io. Quando viene a mancare questa capacità di essere vivi, questo stile, questa ribellione alla monotonia, allora sì che un legame è destinato ad una lenta eutanasia, è intervenuta una sonnolenza, un’apatia che ti dice che quest’amicizia, questo legame, questa relazione, non passerà breve tempo che saranno destinati a perdersi. Ciò accade tra amici ma ancor più tra chi è innamorato, tra marito e moglie. Oggi tra tutte le patologie sociali, tra quelle che minano ogni tipo di relazione tra persone, si è imposta alla grande questa nuova malattia, l’incapacità di sorprendersi ancora. Sarà la crisi generale, sarà il fatto che oggi si è costretti a correre sempre, ad aggredire la giornata non appena sorge il sole, ad usare cinismo, “cazzimma”, come si dice dalle mie parti. Quel che resta è la non voglia di mettersi, così, a sgranocchiare, ad esempio, un sms, un messaggino mattutino per svegliare un amico, la tua metà, non si trova “il genio” per telefonare chi sonnecchia, che pare essersi dimenticato di te, che fa della lontananza il pretesto per fare zzzzz… La lontananza, sì, spesso il limite apparente e il sinonimo dello starsene fermi lì dove si è, in attesa, forse. Eppure, sorprendersi è sinonimo di creatività. Basta usarla sempre, anche quando si crede di essere ridicoli. Un fiore, un messaggio, uno squillo, un cioccolatino, un post-it, una telefonata brevissima per dirsi solo “ti voglio bene”. Che ci vuole?

Pensavo, poi, alla mia di capacità di sorprendermi. E, probabilmente, è anche questo il limite che ho poi nel sorprendere chi mi è vicino. Ecco. Non devo mai stancarmi di sorprendere me stesso. Prima di tutto. Con gesti sempre nuovi, con attenzioni che devo riservarmi, con cure adeguate a farmi sentire vivo nel mio essere.
E’ vero, essere deve significare questo, diamine. Fare della capacità di sorprendere sé stessi (e, quindi, solo poi di sorprendere gli altri!) l’atteggiamento giusto per dare un sapore sempre nuovo alla tua vita, alla routine quotidiana. Nonostante vedi che devi farlo sempre tu per primo. Mi rompo tutte quelle volte che ho sentito e sento di farlo io e solo io. Vorrei tanto, a volte, maggiore reciprocità ma poi realizzo che sorprendere implica poi saper attendere bene, con tenacia, di farsi sorprendere a tua volta, dagli altri. Aspetta e vedrai. Dai tempo a chi vuoi possa al pari tuo, sorprenderti. In fondo, è questa la gara della vita.

Proprio la gara tra chi decide, quindi, di amare sé stesso. E di amare.

(Tutto qui? Mi chiederete… Assolutamente no. Sorprendersi va anche raccontato…)

(to be continued)

Beniamino D’Auria

alias @_Belcor_

Autore:

C'incontreremo in un sogno.

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