Pubblicato in: Costume&Societa', Riflessioni

E tu lo sai mantenere un segreto?

Un giorno vi racconterò di quando mi è stato detto di mantenere il riserbo su una certa cosa ed ho tenuto fede alla promessa. Perché è così che dovrebbe essere: se ti si chiede fiducia, sei obbligato a garantire fiducia. Anche se intorno a te le cose si muovono esattamente al contrario, se le tue orecchie hanno ascoltato confidenze  che, per bocca malsana altrui, sono state svelate con leggerezza ed una punta di cattiveria, o se sei stato messo a conoscenza di avvenimenti accaduti a gente estranea, mai vista addirittura, per puro spirito di pettegolezzo fatto viaggiare sui binari del mercato di quartiere da signore che di signorile non hanno niente, tu devi tacere. E stare sul chi va là.
Perché è ormai assodato che chi sguazza nell’acqua torbida del “mi hanno detto che“, solitamente si gongola anche nello stagno in cui ha riversato qualche segreto che è riuscito a carpirti per darlo in pasto ai colleghi avvoltoi. Una notizia riservata, se rivelata, può distruggere persone, coppie, famiglie, amicizie. Un segreto si chiama così perché deve rimanere un segreto. Altrimenti è uno sliding doors. “Cosa sarebbe accaduto se invece di confessare di avere avuto una relazione con il fratello di mia cognata,  avessi taciuto?”,  “Chissà, forse staremmo ancora insieme, se non gli avessi svelato che nostro figlio è, in realtà, mio e del collega americano incontrato al meeting 5 anni fa”, “Come sarebbe andata a finire se le cose si fossero svolte diversamente?” e via dicendo.

Al di là della vigliaccheria di chi utilizza i segreti per ottenere considerazioni, favori, appartenenza ad un gruppo, ovvero di chi li usa come moneta di scambio, “Ti rivelo che Tizia ha avuto una relazione con Caio ma Sempronio, il marito di Tizia, non lo sa!” “ E a te chi lo ha detto?” “ Me lo ha confessato Caio, a letto parla che è una bellezza! Domani andrò da Tizia, se non mi concederà l’aumento saranno affari suoi!”,  c’è chi è pervaso dal senso di colpa, pensa che non dire equivalga a mentire e, allora, parla creando danni irreparabili. Altri ancora non ce la fanno proprio a non spettegolare e chiacchierano degli affari altrui con amici e parenti perché tutti devono sapere, senza prendersi la briga di accertarne la fonte: “Ti devo raccontare le ultime news! Bla bla bla”. Altri sono mossi solo dal rancore e dall’invidia ed è inutile cercare di spiegare perché lo facciano, credo sia palese.

Mi viene in mente il personaggio di un libro di Javier Marias che ha dato questo consiglio al proprio nipote, durante una chiacchierata tra uomini: “Se hai un segreto non rivelarlo a tua moglie, perché “raccontare i fatti deforma i fatti e li altera, quasi li nega, tutto ciò che si racconta diventa irreale e approssimativo benché veritiero, la verità non dipende dal fatto che le cose siano o succedano, ma dal fatto che rimangano nascoste e non si conoscano e non si raccontino, appena si raccontano o si manifestano o si mostrano, anche in ciò che appare più reale, in televisione o sul giornale, in ciò che si chiama la realtà o la vita o addirittura la vita reale, passano a formare parte dell’analogia e del simbolo, e dunque non sono più fatti, ma si trasformano in riconoscimento.”

E se parlare a sproposito, rivelando avvenimenti che andrebbero nascosti, qualifica negativamente una persona anche ascoltare diventa pericoloso perché significa sapere. Ed io non voglio sapere nulla anche se so. Sapere poi cosa? La versione narrata non è detto che sia quella reale, potrebbe essere mera finzione, una bugia che raccontata prende corpo come una vicenda realmente accaduta. E allora un giorno vi racconterò di quando mi è arrivata una mail contenente, tra l’altro, la richiesta di mantenere un segreto confidato da un amico “E tu fai finta di non sapere niente, mi raccomando”, o di quando mi è stato riferito, per filo e per segno, di cosa avessero parlato a cena prima del mio arrivo, per poi ritrattare con un  “Avrai capito male tu”, o della rivelazione di una storia clandestina che se fosse resa di dominio pubblico comporterebbe la drastica fine di un legame d’affetto e d’affari, “Ti prego di mantenere il più stretto riserbo, mi fido di te”.

Ma vi racconterò tutto un altro giorno, ché questo è il giorno in cui non si può.

Valentina Gemelli.

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